stress?

Una buona gestione dello stress è a la base del nostro benessere psicosomatico.
Lo s.m.i.l. training serve a riconoscere e gestire lo stress con successo.

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Traumi e blocchi emotivi.

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Quando si parla di trauma molti cercano ne loro passato il “momento chiave” e se non lo trovano credono di non aver dovuto vivere una situazione traumatica.
Ma il trauma non e soltanto oggettivo, ma sopratutto soggettivo. Il trauma è un’ esperienza che abbiamo percepita come un “attimo” di immensa pericolosità dove ci siamo soggettivamente trovato tra vita e morta. Un’ esperienza fatta spesso anche prima della nascita o nelle prime anni della nostra vita, quando non avevamo ancora la capacità di ragionare o di ricordare a un livello cognitivo, ma che il nostro inconscio, cioè nostro corpo ha registrato in forme di sensazione.

Questo è la ragione per la quale le terapie che utilizzano la porte delle sensazioni fisiche hanno dei risultati più rapidi e completi che le terapie che utilizzano la porte del mentale.

Molto efficace sono anche 2 terapie francese; TIPI e anche NERTI.
Lo s.m.i.l.  non è una terapia ma un training  che permette di imparare a gestire autonomamente stati di stress sia cronici che acuti attraverso una presa di coscienza, mentale, emotiva e sopratutto fisica di quello che vogliamo cambiare o fare  evolvere

Domande tossiche / domande ludiche.

pensatore di Rodin  s.m.i.l. logo + titel nuovo.50%Magritte orecchi

Attenzione alle domande “tossiche” che cercano la ragione, la spiegazione di un problema e ci fanno rimanere nella stessa energia.tipo: perché ho sempre tal o tale problema? dove è il mio sbaglio, la mia colpa? perché sempre io?
Praticare invece le domande ludiche e creative per aprirsi e scoprire una soluzione, come: Come trovare 1000 e 1 modi innovativi per migliorare o essere più felice, fortunato, avere più salute, successo….

Cambiare inizia con l’accettare!

 

 

 

Accept Refuse Buttons Shows Approved Or Rejecteds.m.i.l. logo+titel - 50%

 

Spesso quando le persone vengono a fare il s.m.i.l. training pensano che cambiare vuole dire buttare via il vecchio, l’obsoleto, lo spiacevole, il doloroso e mettere al suo posto una soluzione nuova, ideale, piacevole, un’esperienza che non disturba più.

Questa è la soluzione ideale della mente razionale e ragionevole, che regna e decide nel mondo coscio ma che non ha potere nel mondo inconscio che è milioni di volte più potente ed effettivo di lei. Ricordiamo che la mente razionale elabora tra i 500 e i 2000 bit d’informazione al secondo, mentre il nostro corpo (spazio portatore dell’inconscio) elabora più di 40 milioni di bit al secondo.

Quando la mente razionale o cervello “sinistro” non riesce più a manifestare o materializzare le cose come le vuole lei, è arrivato il momento di fidarsi della mente emotiva/ associativa o cervello “destro”. Questa mente non lavora con la volontà, né con il raggiungimento diretto di un obiettivo pianificato ma accoglie un qualsiasi tema o domanda senza preconcetti in modo da lasciare “venire”, “apparire” una risposta innovativa spesso in sogno o nel bel mezzo della vita quotidiana che razionalmente parlando è inaspettata, ma dal punto di vista emotivo è assolutamente chiara, convincente e indiscutibile.
Anche se ci fa piacere credere che le nostre decisioni, le nostre scelte sono del tutto razionali e pensate bene, le ricerche fatte in campo del neuro-marketing per esempio ci mostrano chiaramente che le scelte si fanno in prima linea ad un livello emotivo e che la mente razionale serve per tradurre, razionalizzare oppure correggere la scelta emotiva in un secondo momento.
Accettare con l’aiuto del respiro una situazione cosi com’è, ci mette in relazione con questa situazione a quel poco di distanza che permette alla mente emotiva/associativa di trovare, in alfa, soluzioni nuove. Questo processo può essere innescato da una domanda fatta alla mente emotiva/associativa, una domanda che non aspetta subito una risposta mentale “spiegata” a parole dentro di noi, ma una risposta della vita, una risposta vissuta, sentita emotivamente anche se non capita razionalmente, una risposta che può prendere tempo, per la quale dobbiamo rimanere ricettivi fino alla soluzione. Questa risposta può essere un articolo o una parola indirizzata a qualcuno vicino a noi, un disegno visto su un muro, un qualcosa che di colpo dia un senso alla domanda che “portiamo nel cuore” e chiuda istantaneamente con soddisfazione, forse gratitudine, lo spazio che avevamo lasciato aperto dentro di noi mentre aspettavamo senza preconcetti ma con fiducia.

Letto cosi sembra forse evidente, ma l’esperienza mostra che la nostra reazione “istintiva” di fronte a una situazione fisica o psichica spiacevole è di chiuderci, respirare meno, ignorarla o respingerla,cercare di fare tutto ciò che possiamo per separarci e allontanarci da questa esperienza.
Questa è una delle ragioni per cui “accettare” viene visto in modo generalmente negativo, come se ci sottomettessimo, perdessimo la faccia, ci rassegnassimo; un comportamento paragonabile alla fuga, a una mancanza di coraggio.
Solo che comportandoci cosi, impediamo a noi stessi qualsiasi crescita. Non teniamo conto che un processo di guarigione non è un ritorno alla situazione “di prima”, ma un salto di qualità….
un’espansione dove il vecchio non viene “superato” ma integrato come esperienza maturata all’interno di una nuova qualità di vita.

Le limiti dello pensiero positivo e delle tecniche di visualizzazione

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https://lospecchiodelpensiero.wordpress.com/2013/04/25/in-che-modo-creiamo-la-nostra-realta-da-leggere-assolutamente/

L’autore (Alan D. (Al) Smith è Fondatore e direttore del sito http://www.MajorityVoice.org) propone un approccio “pensato” bene, logico che non sembra lasciare nessuno dubbio.
Secondo me questo approccio rimane un tipico approccio tecnologico-riduzionista americano. Tecnologico perché subordina le scoperte scientifiche allo bisogno sfrenato di controllo della nostra personalità. Riduzionista perché riduce la nostra percezione della realtà a qualche “si tratta solo di…, o sapiamo che creiamo noi la nostra realtà…
Il pensiero positivo o le tecniche di visualizzazione sono tecniche invasive, manipolative che tendono a cambiare la realtà vissuta secondo le desideri della nostra personalità. Sono l’espressione del cervello sinistro responsabile per la pianificazione della nostra sopravvivenza, per l’approccio attraverso la ragione, la logica.

I scienziati hanno calcolato che in una sola seconda il nostro corpo elabora più di 40 milioni di bit informativo sia in ogni cellule con i sui compiti che negli diversi sistemi nervosi , ormonali, circolatori etc… mentre il nostro cervello che crediamo il trono della nostra coscienza riesce a elaborare “solo” 500 fino a massimo 2000 bit in un secondo. Questa dimensione ci aiuta a renderci conto che non saremo mai capace di “capire” intellettualmente tutta la nostra realtà e ancora meno di crearla volontariamente.
Secondo me l’errore di base di questi genere d’approccio e di partire dal presupposto che la nostra identità corrisponde alla nostra personalità. Ci identifichiamo con la nostra personalità, crediamo che siamo la nostra personalità e crediamo che il pensiero razionale è la prova della nostra esistenza “je penses, donc je suis” (Pascale).

Se vogliamo cambiare la nostra realtà è indispensabile di capire e riconoscere che la nostra identità è duale che siamo un essenza, una anima in una dimensione sottil o “quantistica” e contemporaneamente una personalità che manifesta nella dimensione materiale. Quando queste due dimensione anima e personalità riescono a ballare insieme nella quotidianità allora possiamo veramente esprimere nostro potenziale “unico” (vedi anima e personalità:https://yves-ratheau.com/2016/05/ ).