Cambiare inizia con l’accettare!

 

 

 

Accept Refuse Buttons Shows Approved Or Rejecteds.m.i.l. logo+titel - 50%

 

Spesso quando le persone vengono a fare il s.m.i.l. training pensano che cambiare vuole dire buttare via il vecchio, l’obsoleto, lo spiacevole, il doloroso e mettere al suo posto una soluzione nuova, ideale, piacevole, un’esperienza che non disturba più.

Questa è la soluzione ideale della mente razionale e ragionevole, che regna e decide nel mondo coscio ma che non ha potere nel mondo inconscio che è milioni di volte più potente ed effettivo di lei. Ricordiamo che la mente razionale elabora tra i 500 e i 2000 bit d’informazione al secondo, mentre il nostro corpo (spazio portatore dell’inconscio) elabora più di 40 milioni di bit al secondo.

Quando la mente razionale o cervello “sinistro” non riesce più a manifestare o materializzare le cose come le vuole lei, è arrivato il momento di fidarsi della mente emotiva/ associativa o cervello “destro”. Questa mente non lavora con la volontà, né con il raggiungimento diretto di un obiettivo pianificato ma accoglie un qualsiasi tema o domanda senza preconcetti in modo da lasciare “venire”, “apparire” una risposta innovativa spesso in sogno o nel bel mezzo della vita quotidiana che razionalmente parlando è inaspettata, ma dal punto di vista emotivo è assolutamente chiara, convincente e indiscutibile.
Anche se ci fa piacere credere che le nostre decisioni, le nostre scelte sono del tutto razionali e pensate bene, le ricerche fatte in campo del neuro-marketing per esempio ci mostrano chiaramente che le scelte si fanno in prima linea ad un livello emotivo e che la mente razionale serve per tradurre, razionalizzare oppure correggere la scelta emotiva in un secondo momento.
Accettare con l’aiuto del respiro una situazione cosi com’è, ci mette in relazione con questa situazione a quel poco di distanza che permette alla mente emotiva/associativa di trovare, in alfa, soluzioni nuove. Questo processo può essere innescato da una domanda fatta alla mente emotiva/associativa, una domanda che non aspetta subito una risposta mentale “spiegata” a parole dentro di noi, ma una risposta della vita, una risposta vissuta, sentita emotivamente anche se non capita razionalmente, una risposta che può prendere tempo, per la quale dobbiamo rimanere ricettivi fino alla soluzione. Questa risposta può essere un articolo o una parola indirizzata a qualcuno vicino a noi, un disegno visto su un muro, un qualcosa che di colpo dia un senso alla domanda che “portiamo nel cuore” e chiuda istantaneamente con soddisfazione, forse gratitudine, lo spazio che avevamo lasciato aperto dentro di noi mentre aspettavamo senza preconcetti ma con fiducia.

Letto cosi sembra forse evidente, ma l’esperienza mostra che la nostra reazione “istintiva” di fronte a una situazione fisica o psichica spiacevole è di chiuderci, respirare meno, ignorarla o respingerla,cercare di fare tutto ciò che possiamo per separarci e allontanarci da questa esperienza.
Questa è una delle ragioni per cui “accettare” viene visto in modo generalmente negativo, come se ci sottomettessimo, perdessimo la faccia, ci rassegnassimo; un comportamento paragonabile alla fuga, a una mancanza di coraggio.
Solo che comportandoci cosi, impediamo a noi stessi qualsiasi crescita. Non teniamo conto che un processo di guarigione non è un ritorno alla situazione “di prima”, ma un salto di qualità….
un’espansione dove il vecchio non viene “superato” ma integrato come esperienza maturata all’interno di una nuova qualità di vita.