Perché spesso è così difficile cambiare.

Perché molte persone che soffrono di stress, nella vita quotidiana, familiare, lavorativa o anche a causa di esperienze emotivamente opprimenti, non sembrano fare niente per cambiare o migliorare questa situazione, se non lamentarsi o biasimare il prossimo?
Ci sono 5 motivi principali che ho sperimentato nel corso della mia esperienza:

1- Una persona che si sente vittima di circostanze esterne che non dipendono dalla sua volontà si sente spesso incapace di trovare una soluzione ragionevole che possa dipendere da sé.
Più la situazione diventa difficile e insopportabile, meno è possibile per questa persona trovare una soluzione creativa o del tutto nuova, perché lo stress tende automaticamente a restringere sia le capacità percettive che quelle comportamentali della persona.
Sfortunatamente si può dire che più forte è lo stress, meno diventa possibile uscirne perché ci si aspetta che le circostanze esterne cambino e non ci rendiamo conto che se cambiamo il nostro atteggiamento nei confronti di questa situazione siamo noi che possiamo indirettamente cambiare la situazione esterna.

2- Questa sensazione di impotenza porta le persone, a seconda della loro personalità, o a perdere le staffe più facilmente e a rendere la relazioni personali intorno a loro sempre più difficili oppure a richiudersi nel proprio guscio e a separarsi sempre di più dal proprio contesto relazionale. In tal modo possono cedere alla depressione. In ambedue i casi il sopporto sociale o l’aiuto terapeutico diventano impossibili perché la persona non può e non vuole distaccarsi da tale situazione.

3- La terza ragione che ho spesso sperimentato è che poche persone sanno che cosa è esattamente lo stress o che cosa si può fare per cambiare o migliorare le emozioni che li opprimono. Spesso si vede lo stress come una sorta di malattia o qualcosa che deriva solo dal sovraccarico di attività lavorative. Per quanto riguarda le emozioni la maggior parte delle persone conosce solo la forza di volontà e i ragionamenti razionali per cercare di gestire lo stress.
Sapere che lo stress non è una malattia è il primo passo. Lo stress è un comportamento fisiologico del nostro sistema nervoso autonomo necessario alla nostra sopravvivenza. Lo stress ci permette di spostare tutta la nostra concentrazione e la nostra energia verso il mondo esterno per agire, reagire e adattarci istantaneamente a una nuova situazione.
Questa forma di stress si chiama “Eustress” ed è un comportamento sano, necessario e costruttivo.
Ma lo stress può diventare distruttivo, e se è troppo intenso o dura troppo tempo, si chiama “distress acuto o cronico” con delle conseguenze distruttive per l’organismo e la salute mentale.
 Il distress acuto può portare a traumi causati da reazioni iper-emotive difficilmente controllabili con la forza di volontà o la ragione come accade in situazioni di pericolo di vita o di morte come gli incidenti, i terremoti, le guerre, la violenza, gli  abusi ecc.
Il distress cronico invece si può sviluppare in seguito a una situazione, che di per sé forse non è particolarmente pesante ma ripetuta e continua nel tempo senza possibilità di tregua, di rigenerazione o di riposo.
Il sistema nevoso autonomo che regola il 95% della nostra giornata in automatico, lo fa “autonomamente” controbilanciando momenti di stress con momenti di rilassamento, di distacco, di sonno, di rigenerazione.
Il lato “simpatico” di questo sistema autonomo attiva la produzione di adrenalina e di cortisolo che ci permettono di esprimerci nel mondo esterno non solamente praticamente, fisicamente ma anche mentalmente quando pensiamo, pianifichiamo, analizziamo, progettiamo. Quando influenziamo la realtà esterna (oggettiva) secondo la nostra volontà.
Al contrario, il lato “parasimpatico” del sistema nervoso autonomo attiva ormoni come la serotonina o la dopamina che permettono il rilassamento, la digestione, il sonno, la rigenerazione e soprattutto l’attivazione del nostro sistema immunitario. In questa situazione parasimpatica siamo nel nostro mondo interno (soggettivo) in uno stato “ricettivo”, riflessivo che ci permette di prendere coscienza di quello che facciamo invece di essere un “tutt’uno” con le nostre attività.
Di conseguenza la nostra salute psicosomatica dipende della nostra capacità di armonizzare o far sì il nostro corpo armonizzi questi due lati del sistema nervoso autonomo.

4- Parallelamente ai 3 punti spiegati in precedenza, c’è un quarto punto estremamente importante; la nostra scarsa conoscenza e esperienza del processo di cambiamento.
Abbiamo sentito in famiglia o a scuola che per imparare qualcosa di nuovo, un nuovo comportamento o una materia scolastica o universitaria qualsiasi, dobbiamo prendere una decisione e con l’aiuto della ragione e forza di volontà esercitarsi, esercitarsi e ancora esercitarsi passo dopo passo fino a far sì che questo nuovo elemento entri a far parte di noi.
La conseguenza di questa regola è che se non ci riusciamo, vuol dire che siamo poco motivati, poco attenti, poco intelligenti ecc….siamo perdenti e ci sentiamo in colpa oppure impotenti.
Ma le neuroscienze hanno dimostrato che un processo d’apprendimento non funziona in linea retta dalla A alla Z. Invece funziona piuttosto come una spirale 2 passi avanti 1 o 1,5 indietro (per integrare la memoria a breve termine nella memoria a lungo termine).
L’esperienza dimostra che la forza di volontà è un aiuto inconsistente, di breve durata che richiede una grande quantità di energia (chi ha studiato in modo intenso poco prima di un esame si rende conto d’aver già dimenticato 2/3 della materia 3 giorni dopo). 
Ogni cambiamento comportamentale o mentale deve per forza passare da una fase di confusione (la cosiddetta “terra di nessuno”) dove il vecchio non è più un punto di riferimento, ma il nuovo non esiste ancora e perciò ci si sente disorientati. Questa fase ci rende molto vulnerabili e fa crescere il desiderio di tornare indietro perché la nostra mente odia l’imprevedibile, lo sconosciuto e sopporta molto male questo senso di vuoto che l’accompagna. In questa fase, il tipo di motivazione gioca un ruolo fondamentale. Se questa motivazione è figlia della paura (punizione, perdita di amore, di considerazione, di denaro ecc..) questa motivazione richiederà una quantità tale di energia da far fallire il processo di cambiamento , ma se la motivazione viene da un ‘emozione espansiva come la passione, la curiosità, la gioia nei confronti di tutto ciò che è nuovo, la gratitudine ecc… allora la fase della ”terra di nessuno” sarà facilmente superata perché l’identificazione con il nuovo che non esiste ancora permette di superare facilmente le difficoltà del cammino.
Perciò, è molto importante imparare a gestire le nostre emozioni, riconoscerle per imparare a creare quelle di quale abbiamo bisogno.

5– Una quinta ragione che fa sì che non si riesca a cambiare una situazione oggettivamente distruttiva (una relazione, un’abitudine, il ritmo della vita, un lavoro ecc…)   Anche quando ce ne rendiamo conto a volte grazie ai buoni consigli delle persone a noi vicine, il problema è semplicemente che i vantaggi che ci portano a rimanere in questa situazione sono per noi più importanti emotivamente degli elementi che potrebbero portarci a cambiarla.
Questo potrà sembrarci irragionevole o assurdo a livello razionale, ma si sa, “il cuore (l’inconscio!) ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. 

Pubblicato da

Yves Ratheau

Sozialpaedagoge

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