Guerra e trauma.

Esiste un aspetto della Guerra in Ucraina difficile da descrivere oggettivamente, nonostante abbia un impatto devastante sulla nostra psiche.
Possiamo percepirlo dentro di noi e anche nel comportamento degli altri. Si tratta del riemergere  (mi sembra meglio che riattivazione) di traumi collegati ad esperienze individuali di impotenza, ma soprattutto collegato ad esperienze vissute dalle generazioni precedenti e rimaste confinate nell’inconscio collettivo.

Alla fine, la guerra finisce con la pace. Ma i Traumi prodotti dalla guerra continuano in modo inconscio da generazione in generazione e possono influenzare anche i nostri comportamenti. Come l’inconscio individuale l’inconscio collettivo ci influenza in modo non razionale ma assolutamente reale.
Qualcuno penserà che questo aspetto sia piuttosto secondario, ma ricordatevi della vostra reazione di fronte alla gestione del covid, alla vostra gioia quando la vostra squadra ha vinto il mondiale anche se non vi interessa il calcio o la morte di lady Di!

Questi flussi emotivi “invisibili” sono anche quelli che il potere, la pubblicità o la propaganda provano di manipolare.
Gli esperimenti fatti per esempio a Washington negli anni 90 con migliaia di persone che meditavano per la pace, hanno dimostrato che durante la meditazione di massa le attività criminali, gli incidenti ed i ricoveri in ospitale a Washington fossero calati in modo significante per riacutizzarsi al termine della meditazione!

Non ci rendiamo chiaramente conto perché questi sono processi non visibili, che sentiamo soggettivamente e per questo difficilmente oggettivabili.

Dall’inizio di questa guerra, intorno a me vedo spesso persone stanche, ansiose, esauste dopo 2 anni di COVID e delle privazioni che il COVID ha imposto.

Ed è tipico che più si entra in uno strato di stress profondo, più le nostre reazioni diventino esistenzialmente “primitive”, cioè si fugge, si attacca o ci si pietrifica, insomma si fa “il morto”.

 La mia esperienza dimostra che più rifiutiamo di prendere coscienza di un malessere o di una sofferenza che è  dentro di noi, più questo ci tormenta , ci insegue e ci rovina la vita.
 La via sensoriale ci permette di prendere contatto con questo malessere attraverso il proprio corpo, ma senza soffrire, di ridarci uno spazio interiore permettendo di trovare una soluzione individuale creativa.

Lo stress ammazza la creatività e la gioia di vivere.
Non lasciamolo gestire la nostra quotidianità.

Pubblicato da

Yves Ratheau

Sozialpaedagoge

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